GIANLUCA ZAMBROTTA AGLI STUDENTI:«LO SPORT VI RENDE RESPONSABILI»

Il calciatore, campione del mondo con la nazionale italiana nel 2006, ha incontrato gli alunni del liceo dello Sport

Mar182013

«Lo sport aiuta a crescere, a stare con gli altri e ad assumersi le proprie responsabilità»: ne è convinto il campione del mondo Gianluca Zambrotta, che ha incontrato gli studenti del liceo “Marco Pantani”.

L’ex difensore di Milan, Juventus e Barcellona, vincitore del mondiale con la maglia della nazionale italiana nel 2006 sotto il cielo di Berlino, ha dato vita a un vivace dialogo con i ragazzi della scuola a indirizzo sportivo, rispondendo alle loro numerose domande. Ripercorrendo la sua carriera, il popolare calciatore, classe 1977, non ha mancato di soffermarsi su quello che è il suo ricordo più caro: la prima convocazione in azzurro, nel 1999, quando era ancora al Bari. La chiamata da parte del commissario tecnico Dino Zoff, «un’emozione indescrivibile per un ragazzo di 22 anni», gli permise, fra l'altro, di giocare con il fuoriclasse che ha definito «il mio idolo: Roberto Baggio, di cui da ragazzo avevo il poster in camera». La soddisfazione più grande è stata senza dubbio la Coppa del mondo alzata nel luglio di sette anni fa, in maniera del tutto inaspettata: «In un periodo non certo dei migliori, nessuno di noi immaginava di vincere il mondiale», ha rivelato Zambrotta, con un chiaro riferimento agli scandali di calciopoli, «ma grazie alla forza del gruppo, stringendoci insieme, siamo riusciti a coronare questo grande sogno italiano».

Sollecitato anche dalle domande della coordinatrice del liceo, Sara Ciapparella, il campione ha sottolineato la differenza fra le squadre italiane e il Barca, dov’è rimasto per due stagioni: la chiave del successo di una grande società come quella catalana sta nella «metodologia di lavoro diversa, perché loro sono molto più allegri e spensierati di noi». Ciò non toglie nulla al valore di formazioni italiane come Milan e Juventus: in entrambe Zambrotta si è sentito parte di «una grande famiglia, dove ci sia aiuta a vicenda, tanto nelle gioie quanto nelle difficoltà». In questo momento, ha poi osservato rispondendo a uno studente, «la squadra italiana più forte, per metodologia, tecnica e determinazione, è la Juve».

Il calciatore ha inoltre illustrato il suo progetto di un centro polisportivo, che sta diventando realtà a San Fermo della Battaglia, appena fuori Como: un ambiente all’interno del quale «seguire a 360 gradi i giovani sportivi, perché l’attività agonistica sia praticata nel modo giusto». Lo sport, insomma, come occasione di crescita globale della persona.

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